Storia
*-. [Nacqui in tempi felici, troppo felici. La mia famiglia era medio borghese, ne carne ne pesce, padre, madre e tre figli. Mio padre era artigiano, mia madre era una sarta su commissione. Non aveva un laboratorio tutto per sè, costava troppo, così chi aveva necessità si recava a casa nostra. "Oh, che belle bambine, e guarda il bimbo com'è cresciuto!"; frase classica e quanto mai falsa: mia sorella era deforme, un bel regalo da una malattia neonatale, e il bimbo non era cresciuto affatto, perlomeno, non dal giorno prima. Tuttavia si sorrideva, si faceva un bell'inchino, si prendeva la scatola di latta con i biscotti e se ne offriva uno. Una brava famigliola modello. Quando fui abbastanza grande da poter uscire di casa da sola, sentii parlare di un famoso mago, un sacerdote sconsacrato che aveva iniziato ad interessarsi alla magia come vendetta contro quella divinità che l'aveva rifiutato come servo. Non sapevo che faccia avesse, non sapevo dove trovarlo. Ma, come sempre succede in questi casi, fu lui che trovò me. Era veramente inguardabile, e il suo sguardo languido era molto più che inquietante, ma la sua aura era potente, la percepivo senza alcun minimo sforzo. Lo trovai interessante, e trovare le strade nel labirinto di rughe del suo volto divenne il mio nuovo gioco preferito. "Quale sarà la strada più breve per arrivare dalla punta del naso a quell'enorme porro sotto all'occhio destro?"...mi divertivo con poco, lo ammetto, ma ero molto giovane. Iniziai a frequentare la sua casa, rassettavo e cucinavo, e in cambio mi insegnava le sue arti. A lui piaceva insegnare e a me piaceva la magia, e mi piace tutt'ora. Badai sempre bene a non far sapere quel che stavo imparando, nella mia tranquilla casetta di persone beneducate, le arti magiche non erano contemplate. Così portavo a casa qualche soldo, ogni tanto, una moneta o due, in cambio di una rassettata in più, per poter motivare le mie frequenti uscite. Il resto...già l'ho scritto...] .-*